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Incubo di carne e metallo Racconto fantascientifico di Raffaele Amuso

 

raffoto

Raffaele Amuso

… freddo… paura… silenzio… un attimo di pace. L’aria fredda dei condizionatori mi solca il viso, ed il ghiaccio sul pavimento mi ferisce le mani, non si sente alcun rumore e per un attimo spero che si siano dimenticati di me per risolvere un problema più importante.

Per un istante il nulla, poi nuovamente lo stridere metallico degli arti bionici dei segugi che si avvicinano, la tensione aumenta. Braccato, solo, potrei lasciarmi andare alle mie angosce e raggiungere così l’oblio. Tento un’altra fuga disperata, la mia mente attraversa fulminea immagini di morte, mi sento addosso il respiro pesante dei cani, vedo i loro denti affondare nel collo, ascolto il sangue gocciolare sul pavimento. Non devo fermarmi adesso o tutto sarà stato inutile, so che posso farcela… ancora freddo e paura. Riesco a raggiungere il diaframma di separazione, posso collegarmi con il sistema centrale, non è difficile, inserisco l’interfaccia nel   mio cranio, dopo un rapido giro nel cyberspazio riesco a trovare il canale di controllo del diaframma, lo programmo per sei secondi, il gioco è fatto, riesco a lasciarmi dietro i cani… la tensione scema, la fuga si fa meno precipitosa, i latrati dei cani ormai frustrati non mi preoccupano. Senza fiato, devo continuare, qualcuno potrebbe riaprire il diaframma, mi sento controllato, so che qualcuno dall’alto gioca con le mie angosce e la mia vita. Continuo la corsa verso la zona 19, la spero potrò trovare la salvezza, le mie mani ridotte ad un ammasso informe continuano leste a portarmi avanti. Arrivo, sblocco ancora una volta il diaframma, non vedo nessuno, mi calo giù, sento dei rumori lontani, non so cosa siano, cerco il terminale più vicino, mi connetto, cerco tra le migliaia di locazioni una che mi possa dare una via d’uscita, trovo lo schema del Lazareth, mi interfaccio con il programma di gestione… niente… il vuoto ritorna nella mia mente. Una strana luce mi avvolge, immagini di incubi secolari si aggirano per i miei neuroni, qualcosa tenta di risvegliare le mie paure più inconsce, rivedo la mia infanzia, sento la voce di mia madre, un nodo alla gola, un senso di colpa pervade il mio animo, mi attanaglia, mi stringe, una delle mie più grandi paure sta cercando di uccidermi, – Arghhh!!! Non è stata colpa mia! Non ho colpito io mia madre – … la paura si allontana, l’istinto prevale, la protezione cyber-mentale è sconfitta, io sono di nuovo libero di girare per il cyberspazio, arrivo ad un cancello virtuale, tento di aprirlo, per un attimo un risucchio tenta di strapparmi da quel posto… paura… poi di nuovo quel risucchio, un dolore immenso al braccio, odore pungente di carne bruciata, vedo sfuocato, riesco a distinguere delle forme, rumori metallici attorno a me, vedo delinearsi delle figure, sembrano droni da combattimento… paura, il respiro si appesantisce, l’adrenalina sembra spaccare le mie arterie, quanto tempo sarà passato?, non ha più importanza, sento una voce umana dire “portare il prigioniero nell’area 44, non uccidere”. No! Non voglio! Sono di nuovo prigioniero, pesanti droidi mi trascinano per una caviglia verso la mia nuova meta mentre il sangue gronda a fiumi. Adesso sapranno pure che sono un bio-hacker, mi impianteranno un controllore mentale, sapranno tutto ciò che penso, mi tortureranno a distanza, non posso   permetterlo, non posso nemmeno più fuggire. Mi ricordo del mio innesto di valvole d’adrenalina per i momenti difficili… decido. Il deflusso di tutta quell’adrenalina aumenta la mia forza, sento il mio  cuore battere violentemente sul torace, con un solo braccio riesco a staccare il gancio del droide, una fuga di pochi metri, il mio cuore non regge, le arterie cominciano a lacerarsi, il sangue mi esce dalla bocca. Vedo passare davanti a me i pochi ricordi felici, vedo uno dei vulcani terraformati di Venere splendere di un verde meraviglioso e gli insetti svolazzare da fiore in fiore, il cielo azzurro… il cielo, ormai da anni non vedevo che muri e porte metalliche… vedo gli occhi verdi di una fanciulla meravigliosa mai vista prima, mi porge la sua mano, la accarezzo, la stringo, niente più paura, ne freddo, mi sento finalmente libero. Tutto si dissolve lentamente, la luce scompare… buio… poi ad un tratto una luce immensa ed una scarica elettrica sembra avvolgermi, poi il silenzio eterno. “… all’operatore 15, sostituire prigioniero 198-235 dal simulatore, reinserire programma con impostazioni base su modello di vita casuale, ritirare corpo e documenti del 198-235 …”

Deliberatamente ispirato alla prigione virtuale di “Hammer”