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Master Izzo Vol. 11: Rush, Rush

rush

Oggi debbo denunciare un fatto increscioso. Lo so potrei rischiare grosso, ma per la causa questo ed altro.
Un cantante, la cui mancanza di bellezza era stata riscontrata già alla nascita, non è stato inserito nella seguente classifica:

Geddy Lee, leader dei Rush, sorpreso per le polemiche nate in seguito alla sua esclusione, ha tentato il suicidio in un modo assolutamente teribbbile! Copritevi gli occhi, per favore:

Gary Lee Weinrib, in arte Geddy Lee, nasce a seguito dell’accoppiamento tra Amanda Leear e Pinocchio in una falegnameria di Toronto, Canada.
Già da piccolo dimostra il suo fiuto infallibile quando individua, all’interno di un piatto di trenette al pesto, tracce di basilico.
All’età di dieci anni, che per la sua specie sono già tanti, si trova ad un bivio, entrare nel reparto antidroga del corpo di Polizia oppure imparare uno strumento musicale in modo da rendere più piacevoli i suoi ululati notturni.
Nel 1968, quando tutti i giovani della città scendevano in piazza perchè volevano cambiare il nome da Toronto a Taranto, il nostro Geddy, insensibile all’aria di ribellione che si respirava in giro, incontrava altri due esseri subumani, Alex Lifeson e John Rutsey, con cui fondò i Rush.
Il successo dei tre fu immediato: fondamentali nella storia della musica sono brani del tipo:
Rush non si scambia perchè più bianco non si può” oppure “Rush più mamma non si può”.
Ma nonostante il rapido successo John Rutsey abbandonò la baracca, lasciando nella disperazione più entusiasmante Geddy e Alex.

Ripresisi dal piacevole shock i nostri Rush trovano, nel 1974, in Neil Peart, il genio della batteria che permetterà loro di diventare, nel giro di pochi anni, la band più amata dai tarantini e dalle tarantole.
L’1 Marzo 1974 viene pubblicato Rush, (sottotitolo: Se io le dò due fustini di un detersivo qualunque, lei mi dà il suo Rush?).

FINDING MY WAY

In questo brano veniamo travolti dall’entusiasmo del nostro Geddy che ha finalmente ritrovato la strada di casa:
Yeah, oh yeah! I’m runnin’, findin’ my way back home.
Ma tanto entusiasmo non è proprio condiviso da chi avrebbe dovuto accoglierlo a braccia aperte:
Ma chi te c’ha mannato! Anvedi d’annattene a Fan…o, viscino Pesaro

WORKING MAN

Questo brano in realtà non durava 8 minuti e 39 secondi, ma 8 ore e 39 minuti, ovvero l’orario di lavoro di un “Working Man”.

IN THE MOOD

Il nostro Geddy cerca disperatamente di attaccare bottone con una ragazza:
Hey, baby, it’s a quarter to eight. I feel I’m in the mood.
Ma la ragazza, palesemente infastidita, ribatte:
Ao’ chicco! Se non la smetti de guardamme, chiamo er mi ragazzo e te faccio gonfià de botte.

Una raccomandazione. Se non sei tordone, di seguire la mia rubrica non perdere l’occasione!

Un contatto con la lingua alle girl
Stima incondizionata ( ma cavolo accendi quella cazzo di aria condizionata!) ai boy, sempre se decidono di rimanere dentro al recinto.

Master Izzo \m/