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Back to the Basic(-256)

Basic-256_1.0.0.0

Nei due precedenti articoli di «Età dello “sviluppo”» ho citato il più antico linguaggio di programmazione per principianti: il Basic. Fu per me un piacere scoprirne qualche anno fa una sua implementazione compatibile con gli attuali computer ed orientata alla didattica.

Il software in questione si chiama Basic-256 ed è distribuito secondo licenza GPL (come XLogo) essendo così software libero, open source, ovvero “a codice aperto”. Basic-256 può girare su sistemi operativi di tipo Windows (per il quale ne esiste anche una versione portatile), GNU/Linux, Mac OS, FreeBSD e, dalla scorsa primavera, anche Android.

Inizialmente il progetto era denominato KidBasic (l’inglese “kid” significa “bambino”). Non conosco il motivo del cambio del nome, ma immagino sia dovuto al fatto che il software non si rivolge più solo all’infanzia, anzi per la precisione si rivolge adesso prevalentemente ai ragazzi delle scuole medie e superiori, ma continua comunque ad essere un’ottima risorsa didattica anche per la scuola primaria. 256 è un numero noto agli informatici, in quanto un byte è formato da 8 bit (8 cifre binarie) ed i valori che può assumere sono tutti quelli possibili andando da tutti i bit spenti (cioè impostati a “0”) a tutti i bit accesi (cioè impostati a “1”), essendo così il numero dei possibili valori 256, esprimendoci attraverso la numerazione decimale, quella che adoperiamo di solito.

Caratteristica simpatica del Basic-256 è avere un comando (“say”) per far parlare il computer con la sintesi vocale e ciò può essere più divertente che l’emissione di output esclusivamente sullo schermo. Il dialetto Basic in questione ha anche facilissimi comandi musicali.

Il sito ufficiale di Basic-256 è http://www.basic256.org. Il sito è in inglese (ma è anche possibile visualizzarlo in russo) e presenta giustamente Basic-256 come “An easy to use BASIC language and IDE for education”, che possiamo tradurre così: “un linguaggio Basic facile da usare ed un IDE per la didattica”. IDE è acronimo inglese che sta per Integrated Development Environment, in italiano letteralmente “ambiente di sviluppo integrato”.

Nel sito di Basic-256 vi è un’ottima documentazione in inglese ed altre lingue (ma non in italiano) e dei semplici tutorial. Nella sezione dei link esterni vengono indicati due siti interessanti: il primo contenente tanti esempi di codice in Basic-256 riguardante grafica, matematica, geometria, fisica e giochi (http://basic256.blogspot.com), il secondo con programmi (anche molto avanzati) di grafica (http://users.skynet.be/UglyMike/Basic256/demo.html). Per chi volesse provare Basic-256 su tablet e smartphone Android potrà trovare l’applicazione sul Play Store di Google (anche alla pagina https://play.google.com/store/apps/details?id=org.basic256.basic256ide).

È stato realizzato anche un manuale contenente spiegazione dei comandi attraverso un percorso di accurate lezioni corredate di esercizi, per insegnare la programmazione a chiunque voglia cimentarsi in questa meravigliosa avventura. Il testo è intitolato “So You Want to Learn to Program?” (“Così vuoi imparare a programmare?”) ed il suo autore è James M. Reneau. Le informazioni relative al libro in questione le trovate al seguente indirizzo: http://www.basicbook.org. La seconda edizione (dello scorso gennaio) del testo può essere liberamente letta online, mentre la prima edizione (del 2010) è gratuitamente scaricabile sotto forma di file PDF in inglese, francese e russo.

Massimo Messina