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Il sistema operativo GNU/Linux

Ubuntu e le sue derivate non rappresentano per intero il mondo del S.O. del pinguino Tux.

È stata rilasciata ieri la versione 15.04 di Ubuntu, nome in codice Vivid Vervet, in italiano “vivace cercopiteco verde”. Il primo numero sta per l’anno 2015 ed il secondo per il mese di aprile. I rilasci sono infatti a date fisse semestrali, ad aprile e ad ottobre di ogni anno (negli anni pari, escono le versioni LTS, a lungo supporto) ed è tradizione di Ubuntu associare ad ogni versione il nome di un animale accompagnato da un aggettivo.

Ubuntu è ormai per molti sinonimo di Linux, proprio come per quasi tutti Windows era (e per molti ancora è) sinonimo di Sistema Operativo. Se la diffusione di Ubuntu e delle distribuzioni Linux derivate da Ubuntu (ufficiali e non) sta contribuendo a diffondere il sistema operativo del pinguino (il simbolo del sistema operativo Linux è infatti un pinguino, denominato Tux) d’altro canto la tendenza egemonica di Ubuntu non favorisce, a mio modesto avviso, l’estendersi di una cultura critica e responsabile relativa al software.

Di distribuzioni Linux, infatti, ne esistono tantissime, anche oltre Ubuntu e le sue derivate, ed ognuna ha le sue peculiarità. Il bello (ma anche il brutto) del software libero è proprio la possibilità che da un software ne nasca un altro e da questo un altro ancora e così via.

La possibilità di migliorare e redistribuire produce software sempre più efficienti, con caratteristiche tali da renderli sempre più adatti a tutte le esigenze della variegata tipologia di utenza, ma, dall’altro lato, ampliandosi il ventaglio della scelta diventa sempre più difficile la stessa scelta, in un mare pressoché sconfinato di possibilità. Ci sarà sempre chi si avventura in questo mare facendo la sua personale Odissea e nel viaggio scoprirà nuovi mondi, come nei viaggi quinquennali dell’astronave Enterprise di Star Trek. Ci sarà sempre anche chi si fa raccontare il viaggio o parti di esso e poi andrà dritto verso la metà che più lo attrarrà.

Linux è solo il nome del kernel, mentre il sistema operativo dovrebbe essere giustamente denominato GNU/Linux. Il nome Linux deriva, infatti, dal nome di colui che creò il kernel del sistema GNU/Linux, Linus Torvalds.

Torvalds era uno studente dell’Università di Helsinki in Finlandia, quando, nell’agosto del 1991 rilasciò la versione 0.01 di Linux. In realtà non fu né annunciato nulla né i suoi sorgenti erano eseguibili, ma già alla versione 0.02, la prima che potremmo definire ufficiale, dell’ottobre dello stesso anno, il sistema poteva far funzionare il compilatore GNU gcc e una shell di comandi (BASh).

Lo sviluppo di GNU/Linux crebbe tantissimo e molti si interessarono a questo progetto. La Free Software Foundation di Richard Stallman contribuì fortemente al sistema operativo GNU/Linux, mettendo innanzitutto a disposizione il software GNU e poi finanziando la distribuzione Debian, una di quelle più vicine, infatti, alla filosofia del software libero.

Molti hacker contribuirono allo sviluppo di GNU/Linux. Qui è opportuno spiegare che con la parola “hacker” non si intende affatto il pirata informatico che cerca il mero vantaggio personale e/o danneggia gli altri con il suo operato, bensì chi si adopera per scoprire sempre più come è fatto un software e/o un hardware. Un hacker non si limita, quindi, ad usare un programma, ma si ingegna di studiarlo per ottimizzarlo per gli scopi più svariati. Per questo hacker e GNU/Linux vanno insieme, come anche disse lo stesso Torvalds: “Linux è un sistema operativo per hacker scritto da un hacker”.

Massimo Messina